Nel settore delle biotecnologie e della diagnostica di laboratorio, l'innovazione digitale non può essere improvvisata. Lo sa bene Diasorin, che nel sito produttivo di Saluggia ha scelto di avviare con Deda Bit una valutazione strutturata della propria maturità digitale, prima di investire in nuove tecnologie.
Vittorio Gariboldi, Global Industrial Engineering senior manager di Diasorin, inquadra il progetto come un esercizio di responsabilità: “Prima di investire serviva capire, con dati oggettivi, quanto il sito fosse davvero pronto a sostenere l’evoluzione digitale”. Nasce così una roadmap centrata sulla costruzione di un data hub unico.
“Il data hub è un concentratore di flussi informativi che rende i dati utilizzabili e li mette al servizio delle applicazioni, comprese quelle di AI" aggiunge Enrico Bellinzona, General manager Large Corporate di Deda Bit. “Senza questo strato, ogni progetto rischia di restare isolato o legato a una singola fonte dati, senza scalabilità.”
Ad ogni linea progettuale sono stati associati KPI strategici e un range di investimento, ritorno e payback atteso, adottando una metodologia rigorosa.
Una struttura di analisi solida, capace di adattarsi alla maturità reale di ogni organizzazione, ai suoi processi e alle sue specificità, ed è proprio questo approccio a rendere il progetto di Diasorin replicabile in altri contesti.
Sul ruolo dell'intelligenza artificiale in questo percorso, Bellinzona è diretto: "Se l'AI non incide sulle modalità operative non ha grande efficacia. Non basta aggiungere un agente a un sistema esistente. Il tema vero è che i processi vanno ridisegnati con l'utilizzo dell'AI”.